16/01/2012

J.Edgar

jedgar.jpgRegia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Dustin Lance Black
Cast: Leonardo DiCaprio, Armie Hammer, Naomi Watts, Judi Dench

J. Edgar, fra i film diretti da Eastwood post Gran Torino, è a parere di chi scrive il film più interessante che il regista americano abbia diretto.
Molti temi presenti al suo interno sono "figli" di film precedenti come Invictus, per citarne uno, e molti anche di Changeling o Hereafter. Partendo da quest'ultimo si può ritrovare sicuramente il cambiamento che Eastwood pare abbia adottato nei confronti della visione dell'amore, oggi molto più tendente al romanticismo classico rispetto ai toni più cupi degli anni passati. Il discorso che Hoover fa al suo braccio destro Tolson nel finale del film è alquanto eloquente in tal senso, una vera e propria dichiarazione d'amore che stranisce un po' se pensata presente all'interno di un film di Eastwood -immaginate cosa avrebbe detto a riguardo il personaggio di Walt Kowalski in Gran Torino, per farci un'idea-.  
La scelta del come raccontare il film invece ricorda in qualche modo quella già adottata per il duo Flags of Our Fathers/Lettere da Iwo Jima, ovvero quella di partire da un fatto storico per cercare di mostrare cosa sia successo "dietro le quinte" dell'evento. La storia di J. Edgar Hoover è la stessa della famosa bandiera issata dai militari americani sull'isola di Iwo Jima; un grande evento che ha fatto discutere una nazione ma che nascondeva al suo interno una debolezza alla quale non si voleva dare importanza -"non si vedono neanche i loro volti", ricordava una frase del trailer di un personaggio che guardava la foto-. La vita di Hoover vienere raccontata come sempre vincente, un uomo in grado non solo di prevedere il giusto da farsi ma anche pronto a entrare in campo in prima persona qualora ce ne fosse bisogno. Purtroppo così come nel già citato Flags of Our Fathers la storia raccontata attraverso le parole dello stesso Hoover si rivelerà decisamente "romanzata"; la figura del capo del Bureau in realtà non è stata così eroica come raccontato ed ecco che Eastwood torna quindi a uno dei temi caldi del suocinema, la storia dei potenti viene mostrata in maniera molto più gloriosa del vero.
Una delle critiche rivolte al film paradossalmente è stata proprio questa, quella di raccontare il personaggio di Hoover in modo troppo ambiguo, lasciando lo spettatore incapace di capire la vera natura dell'uomo dietro il mito. Questo fattore invece era voluto da Eastwood che mirava proprio a mostrare l'impossibilità di giudicare un personaggio nato e cresciuto in un'epoca difficile e che, tralasciando l'america e parlando invece solo dell'uomo Hoover, era a sua volta combattuto fra un'omosessualità inespressa e una figura materna estremamente rigida riguardo a questi discorsi. 
Un altro capolavoro di Eastwood quindi, che è stato capace ancora una volta di allargare ulteriormente i confini del proprio cinema, operazione che gli riesce incredibilmente di film in film. E scusate se è poco.
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