28/11/2011

Melancholia

melancholia_2011.jpgRegia: Lars von Trier
Sceneggiatura: Lars von Trier
Cast: Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland

I film di von Trier sono sempre molto chiacchierati, ormai è noto, e quando non si chiacchera dei suoi film allora lo si fa per le dichiarazioni che rilascia ai giornalisti. Nel caso di Melancholia invece sono successe entrambe le cose, giusto per non farsi mancare niente. Tralasciando per un attimo ciò che von Trier pensa di Hitler, preferirei concentrarmi sul film. 
Melancholia sembra partire dalla "base" su cui si appoggiava anche il precedente lavoro Antichrist, ovvero il tema della donna come il centro del mondo e tutta la vita gira attorno a lei. Il personaggio di Kirsten Dunst è, sotto questo punto di vista, forse il personaggio più complesso scritto da von Trier, perchè non solo si porta dietro quanto appena detto, ma oltre a questo manifesta un carattere decisamente in contro senso. E' infatti affetta da quel "mal di vivere" che difficilmente si riesce a rappresentare bene, ma fortunatamente von Trier è un signor regista che oltre alle indubbie qualità registiche è anche un gran direttore di attori, ed è riuscito a plasmare l'interpretazione della Dunst come forse nessun suo collega è riuscito a fare. Mai infatti ho visto l'attrice americana tanto convincente in un parte, e sono sicuro che questa sensazione non derivi semplicemente dall'averla vista -per la prima volta?- in una parte drammatica. 
Che poi sarà veramente drammatica, la parte del personaggio Justine? La sorella Claire la definisce "malata", anche se nel film non viene mai chiarito quale sia la malattia in questione, ma nel finale del film sembra l'unica a riuscire a essere perfettamente calma davanti a quella che sembra essere la fine del mondo. Curioso il fatto che von Trier, fra le altre cose, ce la presenti già nell'indescrivibile incipit, che brilla a sè stante da tutto il film tanto è "potente" esteticamente parlando. 
Procedendo un passo alla volta, direi che il personaggio di Kirsten Dunst è l'esatto opposto di quello di Charlotte Gainsbourg. La prima è afflitta, come dicevamo prima, da quel mal di vivere che rende la persona incapace di desiderare qualcosa, la seconda invece si da da fare quanto più le è possibile per "riempire" il buchi della vita della sorella. Nel momento in cui arriva la fine del mondo, come si potranno comportare queste due donne? Logicamente chi non ama vivere non può essere triste davanti alla scoperta della morte, e viceversa il personaggio di Claire non riesce a concepirlo ed accettarlo.    
Fondamentalmente tutto l'arrivo del pianeta Melancholia è visto attraverso la vita e le speranze di queste due donne, che visti i loro caratteri diventano un po' le icone di quelli che sono tutti gli esseri umani -e, di nuovo, le donne al centro del mondo-. Qualsiasi altro personaggio viene presto dimenticato, in primis gli invitati alla festa e per finire il marito che scompare e di cui ci si dimentica presto.
Melancholia ci lascia con lo stesso dubbio che si poneva Claire, ovvero "la terra è veramente un posto brutto e meschino? veramente non mancheremo a nessuno?" interrogativi che von Trier ci pone ma ai quali contemporaneamente non da una risposta. Come nei migliori film, appunto.
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